Giovanna Brenci – Deflagrazione come rigenerazione

Per introdurre il lavoro di Attilio Quintili c’è bisogno di una regressione, di un salto indietro al 2012, anno in cui la partecipazione alla collettiva Spiritualità e materia (Ex Fornace Grazia – Deruta) coincide con una svolta nel percorso artistico.
Artigiano ceramista di formazione, fino a quel momento Quintili aveva concepito l’argilla come materia da forgiare, cui dare una forma che avesse un significato o fosse funzionale a uno scopo. Questa forma veniva poi impreziosita dai riflessi iridescenti del lustro, tecnica rinascimentale che Quintili sperimenta da oltre dieci anni, così da essere oggi tra i pochi a detenere il segreto di tale ricetta alchemica attraverso la quale la materia grezza si trasforma in oro.
In quella occasione espositiva l’artista aveva invece scelto di presentare la “terra” nella sua forma primigenia, interpretazione della materia da cui tutto origina rimandando a misteri cosmici e spirituali. Un’esperienza da cui si genera un cambiamento fondamentale, il passaggio che da artigiano eleva Quintili ad artista portandolo a concepire una personale poetica dove si fondono materia, istinto e gesto. Un evidente richiamo alla metà degli anni Cinquanta, quando alcuni artisti iniziarono a percepire la materia argillosa come elemento a se, in cui risiedono già significati e senso estetico, senza doverla vincolare e costringere alla forma. Informale, cioè senza forma, è una tendenza artistica sviluppatasi nel secondo dopo guerra assumendo denominazioni specifiche in relazione all’area geografica, e che in Italia annovera, tra i nomi fondamentali della storia dell’arte contemporanea, Lucio Fontana, Alberto Burri e Leoncillo.
Una poetica assimilata da Quintili il quale, da uomo del proprio tempo, non copia ma traspone nel suo oggi attraverso la propria sensibilità. L’artista si spersonalizza, interviene in maniera diretta con polvere pirica dalla quale ha origine lo scoppio, la deflagrazione dalla durata di un attimo, momento quasi impercettibile in cui la materia assume nuova vita e forma e contemporaneamente cristallizza. Ma tale gesto non può essere gestito né guidato.
Nelle Esplosioni la materia esprime tutta la potenza della natura, la violenza del vulcano, del Big Bang, di un qualcosa che tuttavia non inquieta ma genera vita. Anche il colore, il nero, non è mai monito di fine, di un qualcosa arso nella deflagrazione, quanto piuttosto metafora dell’oscurità siderale da cui tutto ebbe inizio e dove tutto si rigenera senza mai distruggersi.
NATURALNERO è un’evoluzione di questa ricerca, dove l’artista recupera i frammenti creatisi durante la deflagrazione. Non scarti, parti distaccatesi dal tutto prive di valore, ma piccoli elementi che, una volta ricomposti, possono generare nuova vita.
In NATURALNERO Quintili si ispira, mantenendo comunque delle differenze, alla tipologia del libro d’artista dove l’idea del libro e l’opera d’arte si fondono.
Mantenendo il valore di opera, di unicum, Quintili concepisce il libro come contenitore di conoscenza, la stessa acquisita durante la ricerca e la sperimentazione artistica.
I frammenti applicati in composizioni astratte sempre diverse  su ogni copertina, diventano simbolo di questa intima conoscenza: attraverso il frammento l’opera viene intesa in quanto ricostruzione ritrovando la propria origine. L’esplosione, atto di per se distruttivo, diventa nel lavoro di Quintili un atto di creazione. Essa genera il frammento, elemento corrotto, parte fondamentale di un tutto la cui originalità è stata devastata dall’esplosione, e base fondamentale della conoscenza.
Attraverso un nuovo atto creativo Quintili unisce, fonde il frammento ad una base bituminosa (la quale riconduce per sua stessa natura organica al petrolio, elemento naturale derivato da sedimentazione millenaria) ricomponendo l’opera originaria attraverso il tempo.
È dunque la natura, agendo per mano dell’artista, a compiere il proprio corso.
I frammenti apposti sulle copertine sigillano la conoscenza rappresentata dal libro, custode di immagini e testi che rappresentano la storia dei suoi autori.
La scatola, il contenitore dell’opera, rappresenta l’ignoranza ma una volta aperta diviene simbolicamente il possibile inizio di un percorso di conoscenza ancora primordiale, e in quanto tale oscuro, ancora tutto al nero.

 

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