Antonella Pesola – Frammenti dell’impossibile equilibrio

Schegge di terra, superfici irregolari, butterate, spugnose, muffe o infiorescenze, simili a coste marine, escrescenze in movimento, deboli e molli, ma attaccate alla roccia, è il panorama che offre Quintili con le sue sculture. Siamo nel mondo vegetale, animale o il regno delle allucinazioni? Un vulcano è presente nell’immaginario dell’artista, che sputa luce della terra, che manda fuoco nel cielo, che alla lunga rende fertile il terreno che dapprima ha distrutto. Il vulcano è roccia che pulsa, dunque vitale anche se a volte portatrice di morte come ogni volume nelle sculture di Quintili che reca in sé anche il suggerimento del moto. L’abbandono della figurazione, che resta per Quintili un terreno ancora da esplorare, lo porta in una nuova dichiarazione poetica: il valore della forma sta nel processo di trasformazione che essa stessa innesca, il referente del reale non esiste in quanto tale perché esso è soggetto ad una diaspora molecolare, che è in un certo senso anche una dissipazione metaforica destinata a mutare radicalmente i poli dialettici –il vero e il suo correlato oggettivo- entro i quali l’opera si definisce. Il frammento non è altro che un “brano”, che fa parte della natura che col tempo si modifica, un processo che si esemplifica nella nuova serie degli “scioglimenti”, un lavoro che in realtà si consumerà col tempo, come tutte le cose del mondo.

Concentrazione cromatica, percorsi spaziali e rapporti formali, eleganza compositiva e profondità tematica, suggestione narrativa e purezza concettuale, sono gli elementi della superficie, il luogo dei contrasti e delle armonie,  è il fragile e trasparente sipario che divide, ma non cela, le due verità che s’oppongono. Così l’orizzonte scultoreo di Quintili si appiattisce in una spazialità mentale, i rapporti volumetrici attenuano e minimizzano la loro spigolosità, per concentrarsi nella riflessione teorica sulla fisicità del proprio corpo.  L’esito è un fisico diagramma che protegge l’oggetto del suo agire, l’anima misteriosa di un’opera, consapevole della propria indicibilità e del proprio enigma. Allora la superficie diventa il luogo magico degli accadimenti, abitarla significa cogliere i minuti frammenti di verità che vi si depositano, che si sedimentano, che si celano l’un l’altro, educando l’occhio ad andare oltre per scoprire la profondità dell’apparenza.  Ma tutto si svolge nell’inganno della superficie, così l’arte riconosce la propria recitazione che non può e non vuole essere mimetica; il suo agire si fa contemplativo e meditativo, procedendo verso dimensioni sospese, dove è facile individuare origini concettuali. L’avventura si arricchisce così di due elementi, il gioco che rappresenta una dimensione fabulatoria, dove la realtà può plasmarsi al sogno e l’agire, con la sua fantastica libertà, ripercorre le metaforiche tappe della creazione. Si rileggono così le immagini del mito, le visini deformate di una memoria collettiva che non può più scacciare i fantasmi di una perduta classicità.

La scultura di Quintili sembra trovare una propria ragione d’essere all’interno, una giustificazione formale in sé stessa; non è forma di rappresentazione esteriore della figura o dell’evento, ma forma che vive e viene da sé come potenziale espressivo insito nella materia, nelle sue formazioni, deformazioni, contaminazioni, o frammentazioni. Si presenta come una “poetica della materia in atto”, la trasformazione della stessa attraverso infinite sperimentazioni lasciate alle sue possibilità e rivelate nel processo compositivo. I “frammenti esplosivi” come linguaggio entrano in maniera primordiale nello spazio, lo inventano con il loro esserci, lo modificano, lo contaminano, entrando in questo rapporto puramente energetico, con l’ambiente plastico, in un dialogo di contaminazione tra l’aperto e il chiuso, il concreto e l’astratto, la materia bassa, quotidiana e la sua trasmutazione in termini estetici. Sculture magmatiche, eleganti e al contempo morbose dal segno che scava energicamente, dove il conflitto tra pieno e vuoto, natura e artificio, ordine e caos si ritrova in una forma marcata. In queste opere la materia è ribollente e tuttavia feconda, oscura ma non priva di lampi di apertura e speranza. L’attenzione di Quintili ai margini, ai resti, agli accadimenti quotidiani, la sua inclinazione verso il lato segreto è l’humus che dà luogo alla genesi delle sue immagini.

Uno sguardo che coglie il mistero, -meraviglioso e terribile-, della legge dell’incessante trasformazione, cui partecipano tanto la natura silente degli oggetti quanto gli esseri animati di cui l’artista riesce a far percepire la natura organica. La continua messa a morte del reale che è la vita, frutto di un momentaneo equilibrio tra forze opposte, rappresentate dalla presenza di forme geometriche in relazione con forme organiche, sembra essere il vero soggetto dell’opera di Quintili.

 

 

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