Antonella Pesola – Vuoti Tangibili e presenze laceranti

VUOTI TANGIBILI TRA PRESENZE LACERANTI

I segni sull’argilla secca scompaiono solo quando l’argilla si ammorbidisce. Le nostre cicatrici scompaiono solo quando ci si ammorbidisce dentro.
Deng Ming, Dao

La post-modernità ci pone dinnanzi al comune senso del vuoto, che in questa riflessione  vuole essere inteso come valenza creativa,  non solo come mero spazio fisico. Per parafrasare Cioran, “l’esperienza del vuoto è la tentazione mistica del non credente, la sua possibilità di preghiera, il suo momento di pienezza”. [1].

Foucault conclude la sua opera, Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane 2, asserendo che oggi è possibile pensare “solamente entro il vuoto dell’uomo scomparso”, dove per vuoto bisogna intendere non tanto una mancanza che va riempita, quanto l’apertura di un nuovo spazio entro il quale pensare. La considerazione della storia come processo continuo di crescita e dell’uomo come suo agente cosciente sono, infatti, per Foucault due realtà compresenti, le quali conducono a intendere la rivoluzione come ‘presa di coscienza’, cioè come operazione che ha al suo centro il soggetto. Il vuoto trova corpo nella sua creazione nelle ultime opere di Attilio Quintili. Ogni uomo nella sua vita ha a che fare col vuoto. Una giornata vuota può essere paragonata alla noia. La noia insieme al vuoto è parte della nostra vita, quindi è meglio degnarli di attenzione piuttosto che far finta che non esistano.
Ciò che si evidenzia è quindi la vera componente essenziale che origina l’opera. L’artista agisce sempre in rapporto al vuoto e se il compito dell’arte è quello di svelarci una verità, possiamo anche sfatare il mito della bellezza nell’arte. La verità è la vera bellezza. Come sottolineava Heidegger, troviamo un’accezione diversa di questa “assenza” che potrà presentarsi come accogliente e di conseguenza potrà offrirci qualcosa. Il vuoto dell’opera d’arte ci rimanda necessariamente ad altro, e la scultura del vuoto è un’opera che lo esprime. Queste sculture come “esplosioni” appaiono a volte come reperti archeologici appena dissepolti, cristallizzando in noi quell’attimo magico della “riscoperta”, e con essa, uno squarcio prepotente della memoria sul passato. L’opera diviene un lampo durante il quale, sia possibile rivedere tutta la vita prima della morte. I reperti lacerati, appaiono appena dissotterrati. Gli squarci plastici perdono ogni nettezza razionale fontaniana, per contenere l’incertezza della resurrezione. Paiono contenere in sé l’attimo di inenarrabile dolore prima del decesso. Un grido munchiano trasposto sulle carni, sugli squarci, sottoponendo i fondamenti dell’arte e della nostra cognizione dello spazio ad un violento terremoto interno, che li destruttura. Quintili estrae dalle forme e dagli elementi primi della visione la loro energia interiore, confrontandosi con essa in una relazione nel contempo erotica e prometeica.

In questo ciclo di sculture omogeneo vale il principio picassiano “io non cerco trovo” in cui gli intellettualismi dell’arte, di cui sono pregni artisti, critici e storici, sono aborriti, per recuperarli eventualmente a posteriori. Viene ripresa una componente istintiva di ricerca senza finalità immediate ed estetiche, il suo valore tutto altro da sé, rispetto alla contingenza quotidiana dell’uomo, e quindi, proprio per questo, preponderante rispetto alle banali necessità del presente. Quintili matura il conflitto che esiste fra l’informale, il gesto che diventa segno, l’arte non programmata, imprevista nei suoi esiti e la sua formazione di ceramista ossia l’arte che deve essere programmata, che deve prevedere i suoi esiti. La ceramica è da un certo punto di vista l’arte formale per eccellenza. Si deve prevedere il ritiro, il cedimento della tesa, la fessurazione durante l’asciugatura del pezzo, la cottura, accuratamente controllate per evitare (o programmare) che uno smalto fonda. La condizione di incomunicabilità dell’informale deve essere superata dall’istinto comunicativo dell’arte primitiva fatta principalmente per far partecipe la collettività delle proprie espressioni. La chiave principale dell’opera di Quintili è nel conflitto fra il desiderio di comunicare e la discrezione degli atti e dei sentimenti.  Il tempo, il tempo delle diverse cotture, diviene tempo dell’opera, tempo sedimentato, tempo archeologico. L’oggetto è memoria, è stratigrafia, è nuovamente altro da sé, è reperto del presente. La “casualità” degli esiti , così frequente nell’opera ceramica, è ricerca, ricerca dell’imperfezione prestabilita, del difetto che impreziosisce l’oggetto, che lo differenzia dall’opera industriale, della macchina, e che diviene memoria della manualità dell’uomo. L’arte di Quintili è alla ricerca di una spazialità tangibile che, oltre alla vista, chiama in causa il senso aptico, quello della tattilità: le superfici corrose e lacerate delle sculture, le forme tumultuose ed espanse delle terrecotte sono, nel suo percorso artistico, manifestazioni di una spazialità fisica “aperta”, che si rivela in modo efficace e articolato proprio in queste opere, frutto dell’attraversamento dei miti della cultura mediterranea. Singolare interprete di un universo archetipo radicato nella madre terra e nei suoi frutti di agreste asperità e dolcezza, l’artista tesse un dialogo espressivo che lo conduce a ricercare, nella naturalità dei materiali utilizzati, quella componente ancestrale del vivere aggredita, vilipesa e abbandonata dall’avanzare incondizionato di una civiltà tecnologica invasiva e onnipresente. Le lacerazioni apportate alle superfici,  inducono un concetto spaziale, il quale, più che proiettato a una perscrutazione dell’oltre, suggerisce una volontà di riguardare entro gli anfratti della propria interiorità.

In questa densa ricerca di equilibri tra il pieno e il vuoto, le sculture qui esposte, una sorta di “esplosioni”, sono i nuclei di riferimento per l’attuale fase operativa, spazi di ispirazione illimitata per stati d’animo che germinano dalla memoria e lasciano la loro impronta nel presente. Quintili ha immaginato sconfinamenti possibili nelle segrete cavità della terra, differenti movimenti della sua genesi spaziale. Le diverse fasi di sperimentazione della terracotta, sono dunque una traccia indelebile per chi nella ceramica ha trovato la sua originaria identità plastica, vale a dire l’immediata rispondenza scultorea all’esercizio quotidiano della materia.

I frammenti di queste deflagrazioni sono rivelatori vivi di una presenza e di un’azione che recano memoria di un passato ancestrale, come vissuto tangibile ed empatico e non come immaginario costruito o simbolico. Il colore dominate il nero è quello di Saturno, dio del tempo, adorato nel rito dei Saturnali, la festa di fine anno che coincideva con la rinascita del Sole, che si pone in un ciclo infinito di morte e rinascita e sottolinea che la morte e la rinascita sono fasi transitorie di una più ampia continuità.

Questa la forza dell’artista che, senza incertezze, ci mette al cospetto di resti e di accostamenti e non di una ricostruzione intellettuale di artifici, che simula il reperto. Le unità minimali della scomposizione materica sono da rinvenire in un archetipo antropologico che l’artista coltiva come antidoto al disorientamento della complessità nichilista e postmoderna. Non si tratta quindi di un animus inconscio, che nella conflittualità e nella frustrazione del presente incombente conduce ad una dura e lacerante riconquista di fantasmi ancestrali a cui aggrapparsi, ma, al contrario, di una personalità che conserva la cognizione di una essenzialità stabile di atti, eventi, materie, empirie, connessi ai bisogni primari, alle naturalità non artefatte, ai percorsi non labirintici, che, sotto l’apparente trasformazione del tempo, restano come solidità immutabili del senso del vivere.

 

Antonella Pesola, Perugia, febbraio 2013

[1] Emil M. Cioran, La tentazione di esistere, CDE, Milano 1997.

2 Michel, Foucault, Le parole e le cose, un’archeologia delle scienze umane, con un saggio critico di Georges Canguilhem, Rizzoli, Milano 1967.

 

Nessuna parte dei testi pubblicati in questo sito può essere riprodotta senza il permesso degli autori. Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.