biografia


foto di Sergio Coppi

Attilio Quintili (Terni 1964) nasce come artigiano ceramista, specializzato nella tecnica del lustro e dalla fine degli anni Novanta cerca di adattare questa pratica ad una produzione più attinente ai linguaggi artistici contemporanei. Quintili segue le orme della tradizione ben radicata in Umbria e soprattutto nella sua Deruta, città dove risiede, cercando di rileggerla attraverso modalità nuove, per poi abbandonare le tipologie della ceramica derutese tradizionale rivolgendosi verso forme astratte e figurative altamente simboliche dove l’unico riferimento è quello della materia. La ricerca dell’origine si coniuga con l’uso del lustro, volontà alchemica di trasformazione della materia grezza (la terracotta) in materia luminescente e a volte dorata, parafrasi della ricerca della pietra filosofale.  La sperimentazione porta ad indagare il mistero della materia cromatica che cambia attraverso il fuoco, è il senso sacrale di questo processo che affascina e guida Quintili che sfocia nel ciclo dedicato ai sette peccati capitali concentrandosi su un’eterogeneità di forme e materiali di valenza simbolica: la sfera, il bambino, il denaro, la lancia elementi che l’artista interpreta per affermare una realtà “altra”. Il percorso seguente è segnato da pannelli decorati a lustro, base per elementi sferici dove il messaggio è portato dalle cromie siderali in cui la materia cosmica evoca universi in cui il pianeta terrestre rifulge di luce divina. La riflessione costante, tra una cultura cristiana e considerazioni laiche sul senso della presenza terrena e sul mistero irrisolto dell’origine della terra nel duplice significato di elemento materico  spirituale, apre un percorso segnato da un cambiamento di rotta dove punto di snodo è stata la mostra Spiritualità e materia del 2012. L’esposizione da egli stesso concepita come volontà di aggregazione e confronto con altri artisti ha affermato una riflessione sul mistero della trasformazione spirituale (la ceramica) in rapporto alla creazione artistica. Il processo primario che determina l’esistenza stessa della materia è rappresentata dalla ceramica, oggetto privilegiato, che superando il tradizionale suo utilizzo è volta verso uno spazio “ulteriore”, dove si espande e intesse relazioni. La manualità cerca di sottrarsi, emergono nuove realtà, la scultura prende il suo corso, l’argilla è presentata non più in forma ceramica, ma nel suo stadio primario semi-liquido, racchiusa in barattolini che a volte compongono come in un mosaico installazioni più articolate. Un richiamo alla dimensione cosmica spinge Quintili successivamente a sperimentare inconsciamente sulla terra un gesto istintivo ed estremo, che comunica immediatamente le istanze spirituali fin qui espresse. La deflagrazione nell’argilla è come un suono improvviso una volontà di catarsi o un incubo o allucinazione, cercando di far emergere gli stadi mentali, anche di malessere per giungere ad una fase liberatoria. Forse questo reset rappresenta una rinascita: un ritorno a una realtà positiva. All’estraniamento e allo stordimento segue il risveglio, perciò subentra il ritorno ad uno stato di cognizione e consapevolezza. Le visioni, le allucinazioni non sono altro che metafora della confusione dell’individuo, o della collettività, che spesso attraversa periodi di incoscienza e stagnazione spirituale. Anche con l’ultima fase sperimentata dei cosidetti “scioglimenti” l’indagine si evolve verso i segreti della materia che è in continua trasformazione in una ciclicità vitale alludente al percorso spirituale dell’artista. Il linguaggio diventa pertanto sempre meno decodificabile allontanandosi dal suo vocabolario, verso una maggiore consapevolezza che i  “volumi” che definiscono nuove spazialità generano “campi sensoriali” soggettivi che mettono in scena tensioni, espansioni e negoziazioni dello spazio tra il “vuoto” e il “pieno”, tra il “nulla” e il “tutto”, del resto facce di una stessa medaglia.
biografia di Antonella Pesola

 

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