Anty Pansera – Bianco Sporco

tratto da Attilio Quintili – Bianco Sporco / Off White – 2016

Bianco Sporco
Anty Pansera

Una breve premessa: dove

E’ un percorso sorprendente ed affascinante questa “installazione” di Attilio Quintili nei sotterranei manfredi della Rotonda dell’architetto Costantino Galli, ultima costruzione collegata a quel distrutto Palazzo Rossi, “una delle più gravi e irreparabili perdite del patrimonio monumentale faentino”, che si doveva a Pietro Tomba, architetto attivo soprattutto nella sua città natale tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
Nella prima metà di quel secolo, entro un “largo” di verde, davanti alla Chiesa di
S. Domenico, nel vecchio rione Rosso, ecco sorgere, collegata a Palazzo Rossi, una “Torretta”, di fatto un belvedere, al cui interno si sarebbe organizzata una ghiacciaia, a pianta circolare, piccolo edificio davvero fondamentale per la storia dell’arte del Neoclassicismo nell’Italia del Nord. Ma anche questo particolare ed interessante complesso, sia pur di modeste dimensioni, avrebbe corso il rischio di essere demolito se a diverse voci dissenzienti – e citiamo solo l’ispettore onorario alle antichità e belle arti della zona, Antonio Corbara ma poi quel più conosciuto, elegante e raffinato Mario Praz, che ha avuto anche il merito di restituire dignità d’arte proprio al quel Neoclassicismo, individuandone e sottolineandone pregi e originalità – non si fossero affiancati gli stimoli e i suggerimenti di Muky. Trentina e discendente da una famiglia di origine austriaca, reduce da un’esperienza romana, dove si era formata all’Accademia Tedesca di Villa Massimo (tra il 1945 e il 1956 uno dei centri più illustri dell’avanguardia italiana, dove si affiancavano gli studi di scultori come Marino Mazzacurati e Leonardo Leoncillo e del pittore Renato Guttuso), Muky si era fermata a Faenza, facendone il luogo privilegiato del suo vivere ed operare. Artista dalle multiformi sfaccettature “dall’eclettica fantasia e dall’intrigante concretezza (magica sintesi di affascinate creatività)”, come ho già avuto modi di scrivere anni fa, il suo cenacolo/salotto aperto ad incontri, dibattiti, concerti -, “portatrice” di modernità nella cittadina romagnola, e soprattutto raffinata ceramista (compagna e moglie di Domenico Matteucci), si sarebbe non poco impegnata anche per sottrarre alla demolizione la Rotonda, che da anni ospita anch’essa nei suoi particolari ed unici spazi, degli eventi, proprio da lei voluti e coordinati.
Ed ecco perché non si può non definirla la “Rotonda dell’architetto Galli di Muky”.
Attilio Quintili: chi è

“Artista/ceramista”, Quintili si è formato nella storica tradizione umbra, meglio in quel fare che caratterizza da sempre Deruta, sua città d’elezione. Classe 1964, “artigiano ceramista” agli esordi, si specializza poi in quella tecnica del lustro che, alla fine del secolo scorso, inizia a “piegare” per mettere a punto una propria grammatica e sintassi espressiva all’insegna della contemporaneità. Ben ne spiega l’itinerario professionale e i suoi passaggi verso “una produzione più attinente ai linguaggi artistici contemporanei”, la storica e critica d’arte Antonella Pesola, che sottolinea come abbandoni dunque “le tipologie della ceramica derutese tradizionale [per rivolgersi] verso forme astratte e figurative altamente simboliche dove l’unico riferimento è quello della materia”.
Ma non abbandona invece quella conoscenza/competenza nell’uso del lustro, “magistero alchemico” come lo hanno definito storici “ addetti ai lavori”: e allora l’egiziano Zosimo di Panopoli (ad operare alla fine del III e gli inizi del IV sec. d.C.), al quale si devono alcuni tra i primi testi alchemici redatti in lingua greca… ad arrivare a quel fine 1200- inizi 1300 e dunque al catalano Arnaldo da Villanova medico, alchimista, politico, trattatista, riformatore religioso; particolare la convergenza di temi profetico-gioachimiti e di temi medico alchimistici. Fino alle più recenti ricerche di Fulcanelli, uno pseudonimo dietro al quale si è nascosto un personaggio enigmatico ed affascinante, l’ultimo grande alchimista di cui si abbia notizia, autore di sole due opere date alle stampe e redatte dal fedele discepolo, il francese Eugène Léon Canseliet (1899 – 1982), che mai ne svelerà l’identità. Ecco così “Il mistero delle cattedrali” (1926) e” Le dimore filosofali”
(1931), nonché lo stralcio di un terzo libro, mai dato alle stampe, il “Finis Gloriae Mundi”, opera conclusiva che rivelerebbe – si dice – “alcune inquietanti scoperte che legano indissolubilmente il mondo degli antichi alchimisti a quello dei fisici nucleari, responsabili di aver permesso all’umanità il controllo sull’energia atomica”.
“La ricerca dell’origine si coniuga con l’uso del lustro, volontà alchemica di trasformazione della materia grezza (la terracotta) in materia luminescente e a volte dorata, parafrasi della ricerca della pietra filosofale”, puntualizza ancora Pesola, che continua: “La sperimentazione porta ad indagare il mistero della materia cromatica che cambia attraverso il fuoco, è il senso sacrale di questo processo che affascina e guida Quintili che sfocia nel ciclo dedicato ai sette peccati capitali concentrandosi su un’eterogeneità di forme e materiali di valenza simbolica: la sfera, il bambino, il denaro, la lancia elementi che l’artista interpreta per affermare una realtà ‘altra’”.
Nel tempo, nel lavoro di Quintili la terra è divenuta metafora di crescita spirituale, spingendosi verso livelli sempre più “arditi” di sperimentazione e determinando così il raggiungimento di soluzioni formali uniche nel suo genere.
Noto dunque per la particolarità delle “sculture esplose”, Quintili presenta ora, per la prima volta, il suo ultimo, nuovo lavoro.
Bianco Sporco nel cuore della Rotonda di Muky

La specificità/originalità architettonica di quei cunicoli sotterranei che abbracciano le fondamenta del particolare pozzo, cuore della Rotonda/Belvedere destinato a contenere la neve per la conservazione degli alimenti, ha suggerito a Quintili di “invaderli”, accompagnando il visitatore in un particolare percorso, alla scoperta di questa sua ultima installazione, Off-White / Bianco Sporco. E proprio nella discesa si scopre il perché di questo titolo/denominazione: bianca la porcellana “sporcata” dagli effetti dell’esplosione, bianco ormai consunto, l’intonaco dell’ipogeo.
E Bianco Sporco è anche – o soprattutto? – la metafora di un cammino di purificazione, cui la materia allude e ambisce, proprio nel senso del processo interno alla forma e, in questo caso, alla sede espositiva.
Quintili presenta allora, per Argillà 2016, ormai storico festival biennale internazionale della ceramica alla sua quinta edizione, la sua più recente produzione: sorprendenti lavori in porcellana, sottoposti al traumatico processo cui il ceramista umbro la “spinge”, ottenendo un insospettato risultato.
Ad oggi, con le argille finora utilizzate, e con un “gesto” né gestibile né determinabile, e con una nuova concettualità che lo ha strappato dal fare artigianale per inserirlo nel territorio di un’artistica creatività dove la mente e il cuore prevalgono forse sulla “mano”. Le sue “esplosioni”, operazione (materica e concettuale) – con polvere pirica per produrre lo scoppio, la deflagrazione dalla durata di un attimo -, permettevano già alla materia di assurgere a nuova vita, un tempo/momento quasi impercettibile dove quasi autonomamente la forma si determina e insieme, contemporaneamente, si cristallizza. E, ancor prima, nelle mani di Quintili l’argilla era stata materia da forgiare, declinando la narrazione dei significati delle forme grazie ai riflessi iridescenti del lustro.
Ed eccoci alla porcellana e al suo misterioso candore: questo particolare tipo di ceramica, infatti, che si ottiene a partire da particolati impasti/miscele …ha riservato non poche sorprese a Quintili. Ma forse è il suo essere [oro] “bianco” che lo ha spinto in questa sperimentazione..
Proprio al “bianco”, nel suo “Spirituale nell’arte”, Wassily Kandinsky dedica riflessioni densamente poetiche: “il silenzio gravido del bianco: un silenzio che improvvisamente riusciamo a comprendere. La giovinezza del nulla, o meglio un nulla prima dell’origine, prima della nascita. Forse la terra risuonava così, nel tempo bianco dell’era glaciale”.
E qui, nell’interno della “Rotonda di Muky” siamo proprio di fianco ad un “nevaio”: ormai consunto, però, il bianco dell’intonaco dei sotterranei che ci accolgono e bianche ma sporcate dagli effetti dell’esplosione le plastiche porcellane modellate dal fuoco.
“Bianco” anche il Concetto spaziale di Lucio Fontana: ma all’interno intravediamo il nero del supporto…
Si cerca sempre il bianco: anche nella musica, dove si concretizza nel silenzio…E non si può non citare allora quel concerto 4′33″ (1912–1992) di John Cage che nelle intenzioni dell’autore si presume consistere in suoni emessi dall’ambiente in cui viene eseguita, sottolineando così l’importanza dell’ambiente stesso, la più famosa e controversa del compositore statunitense.

Il silenzio e la sua importanza per e nella meditazione: una pratica sottesa alla metodologia anche creativa di Quintili, che coniuga il suo essere persona con il suo essere artista. E se, certo, il “bianco” ben testimonia quella simbologia primaria della luce, elemento fondamentale dei miti della creazione, obiettivo cui non si può non tendere, non ci si può non porre la domanda: lo si può raggiungere?
La risposta anche nella candida porcellana, scelta da Quintili dopo una lunga serie di riflessioni/meditazioni: pur frantumata, dopo l’indotta deflagrazione, resta ben salda, quasi una materializzazione tridimensionale dei cretti burriani per lo shock provocato al momento dell’esplosione.
La bianca materia conserva infatti una propria memoria: e se la sua “epidermide” si caratterizza per un craquelé di straordinaria bellezza, trasformata dal fuoco, certo le polveri dello scoppio la sporcano, la ricoprono di infinitesimali puntini neri…
Anche qui il “bianco” non è “bianco” ma si ripropone come obiettivo.
Un viaggio nel mistero della materia?
O per conoscere se stessi?

Off-White / Bianco Sporco più che una mostra/evento “da visitare”, si presenta/propone allora come un viaggio nel mistero della materia: scendendo man mano i gradini in pietra dell’emozionante monovano interno della Rotonda, verso la saletta che porta ai sotterranei del Palazzo, ben si comprendono le motivazioni che hanno portato alla denominazione dell’installazione.
Si attraversa un “largo” di verde, si aggira il Belvedere, si entra: e comincia la discesa (la scala che scende).
A sinistra, subito, nella prima nicchia, ci imbattiamo in Iside una dea che è ovunque, denominazione di una parte delle forze che hanno creato il nostro universo: una nera esplosione (l’unica in cui ci imbattiamo), che ci racconta quasi il percorso precedente di Quintili.
E continuiamo a scendere: per incontrare a sinistra un’altra nicchia e, dirimpetto, una “stanza”, la “stanza del bianco” (sporco) dove si allineano un’intrigante serie di “esplosioni bianche” in porcellana, sia appese che collocate per terra, magicamente illuminate.
Una “stanza” con una porta “chiusa”: certo simbolica, anche se nella realtà introduce nel magico mondo delle ceramiche di Muky…
“Stanza della purificazione”? “Ventre della balena” ?
Nessun animale di mare è così profondamente legato alla terra, e all’uomo: unico altro superstite nel libro di Herman Melville, oltre al “narratore”, Ismaele, che riprende quel racconto che vede Giona “prendere coscienza di sé”, e si salva miracolosamente dopo essere sprofondato nell’abisso senza fondo, pronto a rivivere il mistero delle cose, a emozionarsi di fronte allo spettacolo della natura…
La porta resta chiusa…
E si ritorna indietro: si risale per uscire….
Bianco Sporco è, forse, proprio una metafora del cammino di purificazione, cui la materia allude e ambisce proprio nel senso del processo interno alla forma e, in questo caso, alla sede espositiva, la magica “Rotonda di Muky”

 

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