Andrea Baffoni – Dal fuoco alla luce

Del fuoco e della luce

Il labile confine che separa l’arte dall’artigianato si sfalda definitivamente quando quest’ultimo recide il filo che lo lega al concetto di utilità.

Attilio Quintili nasce come artigiano ceramista, specializzato nella tecnica del lustro, attività che porta avanti dalla fine degli anni Novanta, cercando la possibilità di adattare questa pratica ad una produzione più attinente ai linguaggi artistici contemporanei. In particolare il lustro è una tecnica che affonda le sue radici nell’epoca rinascimentale. Arriva dalla Cina, ma è stata ampiamente sperimentata e utilizzata dai ceramisti umbri del XVI secolo tra Gubbio e Deruta. Quintili, seguendo le orme dei suoi predecessori, ha recuperato questa antica tecnica adattandola ad opere capaci di esaltarne il valore misterico, senza necessariamente ricorrere all’oggetto di uso comune.

Abbandonato il vaso o il piatto, elementi tipici della ceramica derutese, Quintili si è rivolto a forme pure; astrazione simbolica di elementi ceramici dove l’unico riferimento è quello della materia in sé. Il lustro per Quintili ha del resto una sua componente alchemica d’origine, da cui non si può prescindere. La trasformazione della materia grezza – rappresentata dalla terracotta – in materia luminescente e, quando si vuole, perfettamente dorata, richiama le antiche pratiche alchemiche indirizzate verso la ricerca della pietra filosofale.

Oggi nel lavoro dell’artista si rinnova dunque il mistero di una materia  cromatica che attraverso il fuoco si trasforma, originando riflessi di molteplici sfumature. Importunum, titolo della mostra, allude proprio al mistero che si cela dietro l’opera del ceramista, “dentro il vaso”; un mistero alchemico che solo la ceramica possiede poiché in essa agiscono tutti e quattro gli elementi. Nel segreto della fornace ciò che era composto di terra e acqua, dopo essersi asciugato per mezzo dell’aria, incontra il fuoco che, purificando la materia per mezzo del suo calore, giudica il lavoro dell’artista. Nel caso del lustro, un quinto elemento diviene essenziale per animare la materia di infinite iridescenze: il fumo. Prodotto tradizionalmente dalla combustione di ginestre, innesca un processo di ossidoriduzione all’interno della fornace e da questa nebulosa informe, quasi magicamente, ciò che prima era opaco diviene poi brillante e luminescente.

È il senso sacrale di questo processo che affascina e guida Quintili nel suo operato dove, sovente, si ritrovano elementi legati alla sfera del sacro.

Nel 2009, insieme a Patrizio Chiucchiù e Daniele Buschi porta avanti un progetto espositivo dal titolo Peccati in cui i tre ceramisti interpretavano, ognuno con la personale tecnica, i sette peccati capitali. Quintili si concentrava su un’eterogeneità di forme e materiali di forte valenza simbolica: la sfera (globo terrestre); il bambino – che richiama Gesù, ma più generalmente allusivo alle nuove generazioni –; il denaro; la lancia che trafigge. Tanti elementi che l’artista interpreta liberamente, ma nel cui fondo si nasconde la voglia di dire che esiste qualcos’altro rispetto a ciò da cui siamo generalmente contornati.

Per questo oggi a tale serie, che qui viene riproposta, egli accosta un ulteriore lavoro rappresentato da una serie di sette pannelli decorati a lustro, su cui colloca alcuni degli stessi oggetti presenti nei Peccati. Passando dalla ricerca tridimensionale a quella bidimensionale Quintili affida ora il proprio messaggio al fascino “siderale” dei riflessi cromatici. Universi astratti di materia cosmica, forgiata nel fuoco della fornace, su cui sostano sfere o dischi. Il globo bianco rappresenta il pianeta su cui viviamo che dovrebbe essere puro, poiché riflesso del divino, ma che la stupidità umana condanna inesorabilmente al degrado e all’autodistruzione.

Ecco allora che in uno di essi, a chiusura del ciclo, compare nuovamente quel bambino, simbolo di purezza, mentre dall’alto osserva il globo. Lo sfondo ricco di dorate luminescenze riflette la perfezione della luce da cui noi veniamo per metà della nostra giornata avvolti. C’è solo da sperare che per l’altra metà, quando ripiombiamo nel buio, si possa ricordare quello splendore nel modo più intenso possibile.

Ecco forse quello che cerca Quintili con il lustro: una luce talmente bella che possa annullare il buio da cui veniamo avvolti.

 

 

Andrea Baffoni, maggio 2011

 

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